Le collaborazioni, nel jazz, a volte capitano sulla base della richiesta di un club o di un organizzatore, altre sono il risultato di una intuizione artistica, un progetto specifico; più spesso è la voglia di suonare insieme che si condivide fra persone che si stimano o sono legate da rapporti di amicizia.
Il jazz è una conversazione aperta fra persone, un flusso di connessioni attraverso il quale passano dialoghi impossibili da esprimere con le parole.
Sappiamo che la prima forma di espressione dell'uomo è stato il canto e, che sia emesso attraverso la vocalità o attraverso uno strumento musicale, è probabilmente a quel modo ancestrale di comunicare che la musica riporta ogni volta chi è in grado di lasciarsi dire le cose dalla purezza del suono.
Per questo quel rapporto speciale con l'invenzione istantanea, che è caratteristica primaria del jazz, ha bisogno di un rapporto speciale di complicità fra i musicisti e fra costoro e il pubblico, per tessere quella trama di suoni, emozioni, senso e significato che si fa e si disperde in una serata di musica o di musica e parole.
Con chi suono
Sono passati più di cinquant'anni dalle mie prime esibizioni come musicista. Ecco i progetti e le persone con cui più spesso amo tessere quelle trame, anche se tante altre, non progettate e spesso con persone appena conosciute, sono le magnifiche conversazioni possibili.
- In versione "da camera", nel duo 10st Rings (Ten Strings) con il giovanissimo bassista Moussa Buonaventura.
- In trio con il sassofonista Adriano Mattei e il contrabbassista Mariano Aprea.
- In diverse versioni di power trio, acustico o elettrico, chiamate Compact Jazz Units o CJUs (si legge cì-iu che, peraltro, in calabrese significa trio).
- Con gli spettacoli della serie Beatitudes, scritti insieme all'attore e regista Giovanni Bonacci.
- Nella lunga collaborazione con Bruce Ditmas nelle sue large band.